stalking condominiale

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 LO STALKING CONDOMINIALE

 

Cosa fare quando il vicino di casa ci rende la vita impossibile perché ci perseguita con molestie e dispetti?

Dallo stillicidio, ovvero lo sgocciolamento dei panni del piano di sopra all’imbrattamento del pianerottolo o del balcone sottostante, dalle parolacce ripetute alle azioni di disturbo quotidiane, spiare il vicino dalle finestre, accendere radio e Tv a tutte le ore (leggi l’approfondimento rumori molesti), bussare alle pareti: i cosiddetti dispetti condominiali  fanno parte delle molestie condominiali che possono causare in chi le subisce un grave stato di ansia e timore.

Tutte queste condotte, fatte all’interno di un condominio, ai danni di un vicino di casa, sono da considerarsi come reato di stalking condominiale.

Il reato di stalking in generale

Il reato di stalking, previsto dall’art. 612 bis codice penale, punisce con la reclusione da sei mesi a cinque anni l’autore di reiterate condotte persecutorie, tali da produrre un persistente e grave stato di ansia e di paura o da causare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.

Questo articolo si riferisce genericamente allo stalking.

 

Lo stalking condominiale

Lo stalking condominiale rappresenta invece una elaborazione giurisprudenziale che fa specifico riferimento alla vita in Condominio.

Lo stalking condominiale quindi è quel reato commesso da quella persona che effettua comportamenti molesti e persecutori nei confronti dei vicini di casa, tanto da ingenerare in loro un grave e costante stato di ansia, frustrazione e paura per sé o per i propri familiari e tale quindi da costringerli a cambiare le proprie abitudini di vita.

La condotta persecutoria.

Le statistiche rilevano che una buona percentuale di ipotesi di atti persecutori si realizza nel Condominio. Tuttavia la denuncia per stalking è purtroppo abusata e le Procure sono intasate di casi che poi finiscono per risolversi con un’archiviazione.

Perché si configuri concretamente lo stalking il vostro vicino di casa deve tenere dei comportamenti seriali, tali da tradursi in una vera e propria condotta persecutoria (molestie e minacce), proprio perché si protraggono nel tempo e sono tali da generare ansia e paura, disturbare il normale svolgimento della propria vita al punto da farvi cambiare abitudini.

I semplici dispetti condominiali fatti ogni tanto dal vicino di casa non integrano il reato di stalking.

Certi comportamenti possono eventualmente integrare un altro tipo di reato, quello previsto e punito dall’art. 660 c.p., ovvero il reato di molestia o disturbo alle persone. Per esempio è accaduto che un vicino di casa spiasse di continuo da un terrazzo nelle finestre dei vicini, costringendo questi ultimi a ricorrere alla copertura dei tendaggi per proteggersi dalla sua intrusione. Questo comportamento fastidioso ha comportato sì una condanna del vicino, non per stalking bensì per molestie.

Il reato di  stalking richiede :

  • reiterazione, ovvero la ripetizione delle molestie e minacce
  • gli atti di aggressione devono presentare un grado di invasività tale da compromettere il quadro psichico del danneggiato, ingenerando paura per la propria incolumità o per quella dei propri familiari
  • tali atti devono determinare uno stravolgimento della quotidianità (nel senso che si ha talmente l’ansia di incontrare il vicino o di subirne le angherie che si fa per esempio in modo di cambiare orari, ci si assenta per alcuni periodi da casa o addirittura si cambia casa).

 

Stalking condominiale cosa fare quando ci fanno i dispetti?

Innanzitutto c’è da premettere che ci si può considerare vittime di stalking solo nel caso in cui si subisca unilateralmente le molestie assillanti senza trasformarsi, a propria volta, in molestatori. Nell’ipotesi, infatti, di vendette reciproche tra condomini nessuno può singolarmente lamentarsi di essere vittima di una condotta persecutoria.

Come ci si difende dallo stalking condominiale?

Parliamo con l’amministratore di condominio

Il primo passo consigliato è quello di rivolgersi all’amministratore condominiale, il quale è investito del ruolo di rappresentante e, quindi, può tentare una mediazione tra condomini.

Siccome tuttavia è raro che l’intervento dell’amministratore riesca ad appianare la situazione quando ci si trovi dinanzi ad un vero e proprio stalker, anzi tale figura tende a degenerare il suo comportamento se rimproverato, dimostrando aggressività e violenza, il passo successivo sarà rivolgersi all’autorità competente.

Segnalazione alle autorità competenti

Prima della denuncia, è possibile attivare un procedimento “parapenale” segnalando i fatti alla Polizia e chiedendo che nei confronti del presunto colpevole sia emesso un provvedimento amministrativo di ammonimento.

Si tratta di un’ammonizione orale con cui il Questore invita il presunto stalker a tenere una condotta conforme alle legge.

Deve essere presentata apposita richiesta di ammonimento al Questore, per il tramite dell’autorità di pubblica sicurezza.

Il Questore, preso atto della richiesta, qualora la ritenga fondata, emetterà un decreto di ammonimento orale nei confronti dello stalker, che evita al colpevole un processo penale e alla vittima di doversi avventurare nelle lungaggini della giustizia.

Il Questore investito della questione apre un procedimento amministrativo improntato alla celerità, assumendo le informazioni del caso e sentendo l’accusato.

Le finalità dell’istituto dell’ammonimento del Questore sono quelle tipicamente cautelari e preventive: il provvedimento è preordinato a che gli atti persecutori non siano ripetuti e non abbiano esiti irreparabili.

Essendo queste le finalità, il provvedimento deve avvenire in tempi rapidi, funzionali ad interrompere l’azione persecutoria.

Rivolgersi ad un avvocato esperto in diritto condominiale

Trattasi del livello più alto di tutela, ovverosia presentare una querela. Questa può essere sporta entro sei mesi dai fatti incriminati.

Le prove richieste dal Tribunale sono testimonianze scritte e orali, filmati o registrazioni che attestino la condotta reiterata dello stalker.

Il Tribunale, accertata la responsabilità penale dell’imputato, lo condannerà ad una pena che va da 6 mesi a 5 anni di reclusione, pena che verrà aumentata fino alla metà se il fatto è commesso per esempio a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di persona con delle disabilità.

Allo stalker condannato può essere imposto di lasciare la propria abitazione e può essere diffidato a non avvicinarsi oltre i 500 metri dal condominio per un determinato periodo di tempo.

Se però si è già ottenuto un ammonimento da parte del Questore, non sarà necessario sporgere querela perché si procederà d’ufficio.

Se le condotte persecutorie coinvolgono più persone o addirittura l’intero condominio è possibile effettuare una denuncia congiunta o delegare lo stesso amministratore ad adire le vie legali, in rappresentanza del Condominio.

Quali prove produrre.

  • Lettere, email, messaggi sms a carattere offensivo e denigratorio;
  • Registrazione di telefonate moleste;
  • Registrazione di conversazioni moleste;

La registrazione audio e video (anche segreta) non è illegale purché sia fatta da una persona presente alla conversazione.

Se quindi stai parlando con una persona e decidi di registrare per usare il dialogo come prova, puoi farlo. Non si possono invece registrare le conversazioni altrui, a cui non si è presenti.

Secondo la Cassazione infatti, tale registrazione diviene patrimonio di conoscenza di coloro che vi hanno (non occultamente) assistito e ognuno di loro può quindi disporvi e usarla come mezzo di prova o strumento di difesa, autotutela e garanzia, per esempio in caso di abusi, minacce o ricatti.

E tu?

Sei stata o sei vittima di stalking condominale?

Raccontaci la tua esperienza e come hai superato il problema potrebbe essere di aiuto ad altre persone.

 

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